La raccolta delle olive – La fatica che raduna le famiglie / The olive harvest - The effort that unites families

Novembre è il mese che spinge intere famiglie ed amici a riunirsi con il solo scopo di andare “a raccogliere le olive”. L’olivo rappresenta per la nostra famiglia, oltre che per il nostro territorio, una grande risorsa più affettiva che produttiva. È sempre stato parte della nostra storia, rappresentando una scadenza fissa da segnare in un calendario che non viene mai tolto dal chiodo a cui è appeso. “L’olio è per la famiglia e dunque deve essere sincero e non sofisticato”, si sente spesso dire nei frantoi di paese aperti di giorno, e spesso anche di notte, dove l’odore forte della molitura si fonde ai rumori di centrifughe e macine in pietra. Luoghi in cui si deve alzare la voce per parlare, ma solo per poter sovrastare i rumori del molino, in cui si portano vivande a turno e si consumano insieme, davanti a un bel camino acceso. È il periodo dell’anno in cui si prende la “sportola” (una borsa con cibi e bevande) e si parte la mattina presto, quando ancora è buio, e si va in campo a controllare se le piante permettono di essere raccolte. Perché l’ultima parola, anche se noi non vogliamo crederci più, è sempre della Natura. Diventiamo controllori, supervisori dello stato di salute della pianta. Il momento migliore della giornata è sicuramente la pausa pranzo. Non quella da tramezzino in ufficio al volo, ma quella con tovaglie stese a terra e ceste di vimini. Abbiamo seguito l’evoluzione delle tecniche di raccolta delle olive, che ci hanno visto passare dalla raccolta manuale con il solo aiuto delle scale, che generavano competizioni di velocità perché erano la soluzione meno faticosa, alla raccolta con l’uso dei rastrelli, sostituita poi dai più moderni “abbacchiatori” o “manine”, fino ad arrivare ai sistemi più tecnologici, come la testata raccoglitrice per escavatore. La nostra famiglia, fra generazioni che se ne vanno e altre che tornano, cerca di portare avanti questa faticosa tradizione.


November is the month that drives entire families and friends to come together for the sole purpose of going to "pick olives". The olive tree represents for our family, as well as for our territory, a great resource that is more affective than productive. It has always been part of our history, representing a fixed deadline to mark in a calendar that is never removed from the nail to which it is hung. "Olive oil is for the family and therefore must be sincere and unsophisticated", it is often heard in open millstones during the day and often at night, where the strong smell of grinding is combined with the noises of centrifuges and stone millstones. Places where you have to raise your voice to speak, but only to be able to dominate the noises of the mill, where the food is taken in turns and consumed together, in front of a beautiful fireplace. This is the time of year when you take the "sportola" (a bag with food and drink) and start early in the morning, when it is still dark, and go to the field to see if the plants can be harvested. Because the last word, even if we don't want to believe it anymore, is always in nature. We become controllers, supervisors of the health status of the plant. The best time of the day is definitely the lunch break. Not that of a sandwich in the office on the fly, but the one with table cloths on the ground and wicker baskets. We followed the evolution of olive harvesting techniques, which saw us go from manual harvesting using only the stairs, which generated speed races because they were the least tiring solution, to the collection with the use of rakes, then replaced by more modern electrical or pneumatic devices, up to the most technological systems, such as the roller for excavators. Our family, between the generations that go and others who return, tries to carry on this tiring tradition.

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